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Una casa per amica: Scarafaggio

Leggendo la storia di Alice mi chiedo se davvero lasciando tutto sono stata davvero  coraggiosa. Una capace di prendere in dono le lezioni dalle persone, capace di tentare, rischiare, fallire  e tentare di nuovo senza mai rinunciare come dice Jane l’allevatrice.
Mi chiedo se in realtà  io non sia scappata, se la battaglia non la dovevo combattere in terra di guerra anziché rifugiarmi lontano da quanto mi disturbava.

Una serata apparentemente tranquilla, una storia all’apparenza leggera, uno di quei libri che a prima vista sembra scritto per quelle adolescenti  eterne Cenerentole che si sentono  scarafaggi  come Alice.
Una storia che scorre veloce ma che capitolo dopo capitolo svela quello che nel suo profondo si nasconde, o forse sarebbe meglio dire che  svela quello che nel profondo si nasconde, il mio profondo.
Quel luogo con cui solo una o due volte da quando sono qui ho dovuto farci i conti.
Tant’è  vero che questa sera ha ripreso quella forma di tosse strana insistente che assomiglia allo sbuffare di Pil quando l’abbaio gli resta a metà. Ansia, nervoso? O semplicemente è la consapevolezza che chiede attenzione, chiede  di prestare ascolto a quel che sento. Dopotutto non si usa forse un colpo di tosse per richiamare l’attenzione di qualcuno?

 Guardo un po’ attorno e mi chiedo se in tutti questi mesi mi sono comportata da  fuggiasca e basta.
Cerco in casa segni, qualunque segno che dimostri il mio cambiamento, il mio evolversi.
Ho lavorato molto su di me. Lo dimostrano Sdentato e Pil distesi sul tappeto sereni, il mio abito a fiori,
la confezione vuota della ricotta; ho sempre detestato la ricotta, ora ne vado matta... E questo profumo inebriante  di terra e mare che mi appaga, questa pioggia lieve che non mi disturba nè  mi rattrista come un tempo ma piuttosto rinfresca i miei pensieri e mi quieta. Tutto questo mi dice che niente niente non l’ho fatto. Ho buttato via molto di me,qualcosa l’ho tenuto e qualcos'altro è  nuovo. Poi ci sono cose che restano in attesa.

Io non so niente, non possiedo nulla, e non appartengo a nessun luogo...così ripete a se stessa Alice.
E qualche volta me lo sono detto anch’io, specialmente da ragazzina.
Penso a Scarafaggio, alias Alice nel libro, al suo sentirsi incapace di fare qualsiasi cosa,fallita e rassebgnata...senza comprendere che  mentre osserva  impara, mentre ascolta  impara. Lei impara ma non lo sa. Inconsapevolmente in un passato lontano l’ho fatto pure io. Negli anni le cose sono cambiate, ho scoperto che ci sono persone più stupide di me e da allora sono andata avanti come un treno, ma come un trenbo  di tanto in tanto ho anche fatto delle fermate. Sbagliando? Forse.


Non lo so perché  ho preso questo libro, lontano dal mio genere, probabilmente perché malgrado tutto le favole mi sono sempre piaciute e credo nel loro potere.

Sentivo che dovevo leggerlo.
Credo che Scarafaggio abbia voluto dirmi qualcosa, dopotutto alla fine lei sa come fare. 
La sento amica. Gli voglio bene. Ha preso vita dentro di me.

Mi resta solo un dubbio se davvero so come tentare, rischiare, fallire e tentare ancora di nuovo senza mai rinunciare. Perché  il punto é  proprio questo non è  questione di tentare o fallire, rischiare o rimanere immobili  ma di saperlo fare. Ancora tutto questo io non lo so fare e ammetterlo é  già iniziare a farlo.

E giunta l’ora di andare a dormire, lo manifestano miei sbadigli e gli occhi pesanti, i due cuccioli dormono già da un pezzo, anche Melina dorme da  un po’ sul divano. Avevo promesso di leggergli una favola. Sarà per domani. Il mio “abbaio soffocato” è  svanito, Scarafaggio mi ha regalato  immensa quiete, verso  quella ragazzina di carta sento un' immensa gratitudine.

Fase cazzeggio: I libri sono giude, anche quando appaiono banali.

Istruzioni di lettura
Potete leggere i paragrafi alla rinfusa.
Se lo leggete tutto invece siete semplicemente degli eroi,degli splendidi  eroi.

Salto ogni possibile introduzione a questo post, altrimenti temo che possa allungarsi ulteriormente 
 e rendermi ancora  più  difficile quello che vorrei scrivere, in questo momento dentro di me  ci sono talmente tante cose che dargli un ordine e tenerle tranquille tutte mi resta semplicemente difficile.
Nulla di importante, solo pensieri, emozioni, scoperte, scontri e alleanze  fra me ed Eghetta, e Scimmietta ( di lei vi parlerò un’altra volta).
Dunque partiamo

                                                                   I libri
Ho notato ultimamente un mio differente modo d’ approccio ai libri. Un tempo ero più lapidaria nel sceglierli, accettarli, amarli o  detestarli.
Bello o brutto, buono o cattivo, profondo o banale, leggero o pesante...e via così.
Oggi mi trovo a leggere  libri che un tempo solo dopo qualche minuto avrei cestinato letteralmente, qualcosa ora me lo impedisce. Curiosità di scoprire fin dove va a parare? Un po’. Più che altro si tratta di  “possibilità “. Sento di dovergli dare proprio questo la possibilità  di svelarsi, di essere, e di darmi  la possibilità di cogliere il suo senso senza essere precipitosa e istintiva, rifiutando a priori ciò che non parla mio linguaggio.

Come con “Il Budda Geoff e io”. Banale.
I dialoghi fra  protagonisti sono banali per dei concetti così profondi. Eppure alla fine come mai potrebbe un buddista parlare ad un occidentale di Karma, del Divino, della causa effetto  è viceversa, dell’effetto causa  senza che il cervello di questo non scappi per timore e per la difficoltà di comprendere concetti lontani, inusuali  e sepolti sotto il marasma di spazzatura della società occidentale; se non usando un linguaggio semplice e ricco di metafore conformi al mondo di Ed, il protagonista.
Eppure vado avanti a leggerlo, nonostante il sentore di banalità  e dello scontato, perché  di ripassare, confrontarmi, con quei concetti ne ho davvero bisogno in questo momento della mia vita.

Organizza al meglio la tua vita
Uno quei libri di self- help, di quelli che ti dici la solita ramanzina ma avevo bisogno davvero  di organizzare la mia vita, o almeno di provarci.
Alla fine si è rivelato qualcosa di più di un semplice insegnamento di organizzazione pratica, divisione di compiti e priorità. Alla fine nero su bianco ne esce fuori dove ha fallito e continua a fallire la nostra società con tutti i suoi fallimenti  generati dall’iperattività  alla fine si corre tutti su un tapirulan. Si corre  e non si arriva da nessuna parte, riempiamo stracolmo un vaso svuotandone  un altro, il vaso che conta di più.

Sinceramente, avevo intenzione di scegliere un passo per ogni libro che sarei andata a citare   ma per questo libro non so da dove cominciare. Dovrei riportare interi paragrafi perché  ogni riga vale la pena di essere letta. Mi limito solo a dirvi leggetelo male non fa e costa anche poco.

Perché  non faccio le cose che mi fanno stare bene?
Non potevo snobbarlo. Questa domanda me la ripeto a cadenza annuale ormai non so da quanto. Un altro libro all’apparenza di quelli scritti solo per vendere che rimarca  il filone dei libri di  auto-aiuto. Dentro invece è  una sorpresa. Sempre che ti interessi sapere perché  continui a non volerti bene. E se vuoi cominciare a volerti bene davvero ricorda principalmente queste  tre cose:
Prima cosa
«Non devo lasciare che ciò che non posso fare mi impedisca di fare ciò che posso fare». Ovvero se non hai  soldi per la palestra puoi sempre allenarti a casa, e così via.
Seconda cosa
«Non mi è permesso di picchiarmi da sola»
Se ti sorprendi a fare qualcosa di giusto - una qualsiasi piccola cosa - datti una pacca di compiacimento su una spalla, e dì a te stessa: «Brava, hai fatto qualcosa di buono». Perché è proprio così.
Terza cosa
«Se l’aereo dovesse perdere inaspettatamente quota, scenderanno automaticamente verso di voi delle maschere a ossigeno. Mettete subito la vostra maschera, prima di cercare di aiutare i vostri figli o qualsiasi altra persona a mettere la sua» ovvero noi donne dobbiamo prenderci cura del mondo, e per poterlo fare bene dobbiamo prima di tutto prenderci cura di noi stesse.Quando ti senti preoccupata di poter essere egoista, pensa alle istruzioni dell’assistente di volo sulla necessità di mettere tu per prima la maschera a ossigeno. Altrimenti non solo fai del male  a te ma non sarai d’aiuto a nessuno.
Punto.
p.s non solo le  donne aggiungerei.

Per dieci minuti
Questo libro quando uscì in libreria ricordo di averlo sfogliato numerose volte  e ogni volta di averlo riposto sullo scaffale. Mi convinceva poco., ovviamente banale. Fino a quando on line l’ho trovato da scaricare gratis, non so cosa mi sia passato per la mente in quel momento, di fatto l’ho scaricato.
Risultato il giorno dopo ero in libreria ad acquistarlo.
Si, l’ho comprato, sebbene potevo leggero gratuitamente.
Perché  i libri su tablet si leggono così così, perché  i libri che mi  dicono qualcosa li devo avere vicino, sotto gli occhi, toccarli, aprirli e chiuderli, viverli. Sono compagni, voci, amici e amiche. Anche quando li reperisco  gratis poi li compro. Li voglio accanto e reali. Come reali lo sono  chi li scrive, il cuore e l’anima che ci  mettono  dentro.
In questo libro mi rispecchio e ho visto dove manco, l’esercizio dei dieci minuti è  un'ottima idea,e poi quella frase...
Da quando l’ ho letta me la ripeto in continuazione “ o dentro o fuori se stai sulla porta blocchi il traffico”. Mi piace un casino questa frase. Me la ripeto spesso, ascolto il suo suono  ma soprattutto ascolto  l’ effetto che mi fa dentro, nella pancia. Un grande effetto. Il potere del decisionismo, il potere di scegliere e di non rimane sulla porta a bloccare o a farti bloccare il traffico della tua vita.

Arriviamo a “L’arte di essere fragili”. L'autore scrive lettere al caro buon Giacomo Leopardi
Povero Giacomo da ragazzina non lo sopportavo lo “sfigato” avrei tanto voluto che si potesse trasformare  da ranocchio in principe, solo per amore di giustizia. Io credo che  ognuno abbia il diritto di avere il suo posto al mondo e di brillare e lui non brillava affatto e mi sembrava che di posto nel mondo ne avesse poco.
Poi un giorno, vent’anni dopo circa per caso mi sono imbattuta casualmente  ne L’infinito e in quel infinito mi sono persa per sempre.
Infinito entrò  nella classifica delle mie parole preferite e il Leopardi ad un tratto mi sembrò invece un eroe. Da quel giorno Giacomo trovò il suo posto nel mondo e diventò  principe nel mio cuore.
Quella  sua poesia letta casualmente anni dopo, in un momento un po’ così così  della mia vita, fu come un illuminazione, passatemi il termine. E mi fu chiaro l’infinito, il tempo e la grandezza dell’amore e della vita. Appunto, infiniti.
Il libro in questione? Solleva grandi domande,  temi vicini e reali, merita attenzione, modestamente profondo, ma solo modestamente.

Come si fa a vivere, come si fa a sognare, come si fa ad amare, come si fa a trovare Dio, come si fa a trovare la propria strada, come si fa a non soccombere di fronte al dolore… Così mi sono convinto che gli adolescenti non hanno domande: sono domande. Riformulano con i loro silenzi gli stessi “perché” reiterati tipici dei bambini, ma su un piano diverso: il bambino chiede come mai ci sono le stelle, l’adolescente chiede come ci si arriva, perché la speranza è desiderio (de-sidera, distanza dalle stelle), la sua mancanza è un disastro (dis-astro, assenza di stelle).”

E parlando  di desideri concludo

Non é  di desideri che nella mia vita in questo momento  ho bisogno ma piuttosto di obiettivi. Per quanto possa apparire stupido me lo sta facendo comprendere il gioco che sto portando avanti, con più  moderazione e senza ambizione.
Ho compreso  cosa occorre alla mia vita ora come ora, non desideri impalpabili, magari lontani da me ma di obiettivi, traguardi da raggiungere di volta in volta. Proprio come nel gioco, missioni da compiere, obiettivi da raggiungere, organizzare, comprendere cosa ha priorità e cosa con serenità  può essere sacrificato per il raggiungimento di un obiettivo valido che in un modo o in altro il suo conseguimento permetterà di ottenere quanto è stato sacrificato in precedenza.
Per sacrificio non intendo tempo. Il mio tempo, quello dedicato a me stessa e agli altri, piuttosto si tratta di  beni materiali.
Esercitare la pazienza, abolire il tutto e subito. La comprensione che non sempre privarsi di qualcosa è  in realtà un sacrificio, o segno di privazione  oppure segno, se vogliamo dirla tutta, di  mancanza di disponibilità economica ma tutt’altro è  seminare con equilibrio e pazienza, raggiungere l’obiettivo e di conseguenza rendere reale e vicina la realizzazione dei miei desideri.
E ancora per quanto possa suonare “banale” questo gioco sembra volermi convincere, che per quanto ogni missione o obbiettivo mi possa sembrare irraggiungibile o difficile in realtà è realizzabile. Questo è quanto puntualmente avviene. Certi livelli mi sembrano insuperabili ma poi con perseveranza, organizzazione,strategia, e paradossalmente con  minor sforzo anche la fortuna mi aiuta e li realizzo tutti.
Applicato il tutto alla mia vita sta facendo girare le cose.  Banale!. Sto cominciando ad amare questa parola ho trovato più idee, più forza nella banalità che nei grandi discorsoni.

“Il concreto realizza  il sogno, il sogno realizza il concreto e dalla loro unione nacque un desiderio realizzato.. “cit mia






  • Il Budda, Geoff e io.i Edward Canfor-Dumas

  • Organizza al meglio la tua vita,Tony Crabbe

  • Perché non Faccio le Cose che mi Fanno Bene?
          Come rimettere noi stesse in cima alla lista delle priorità, B. J. Gallagher

  • Per dieci minuti, Chiara Gamberale
  • L'arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita, Alessandro D'Avenia

Fase cazzeggio: Fra resort tropicali e fattorie

Io ed Eghetta abbiamo abbiamo fatto il nostro solenne ingresso nel mondo dei game,  abbiamo sperimentato fattorie, resort e ristoranti. Belli, ti prendono.
Crei, costruisci, compri vendi, non ti manca, nulla orto, animali, oceano, delfini, meli e granai.
Quanto impegno richiede?  Inizia essere troppo per  i miei gusti tant' è  vero che comincio a desiderare di tornare alla "normalità ".

Questi giochi sono entrati nella mia esistenza qualche settimana fa. Attratta dalla pubblicità  di un gioco bellissimo, all' apparenza, d puoi creare un giardino fantastico, si è  rivelato una stronzata da subito. Per dare cibo alla mia curiosità ho proseguito la ricerca di altri giochi. Ho sperimentato una bella fattoria con la mucca Carolina, un bel ristorante e l'attuale resort  sperduto su un' isola tropicale.
Di sicuro qualcuno sa di cosa si tratta, per chi non lo sa questi bei giochi con grafica accattivante e scenari molto carini richiedono un certo impegno. Coltivare, cucinare, creare, potenziare per aumentare il business. Peccato che non sia reale, varrebbe l' impegno.

La prima settimana è  stato rilassante. Mi hanno portato via dai pensieri, da qualche preoccupazione,  calmato l'ansia invernale.
Ora la faccenda si fa più  impegnativa.

Il pregio di tutto questo mio sperimentare è che ha portato a galla diverse cosuccie.
Uno: dicevo di non avere mai tempo, come è  accaduto che una sera mi sono resa conto di averci giocato tre ore di fila e a più  riprese durante il giorno? Ma allora ho più  tempo a disposizione di quello che credevo.
Due: ho voglia di ritornare alla normalità,  ossia quando il gioco non c'era.
Quella noia, quel tempo che credevo vuoto mi sono accorta che era pieno di tutte quelle cose che facevo e che da quando gioco non faccio più.  E questa cosa mi piace.  Rivalutazione del mio tempo,  delle piccole cose che davo per scontate e noiose.
Questa esperienza si può anche concludere e con esisto positivo.





Fase cazzeggio: io e miei pensieri, io e Natale-

Continua ad essere un saliscendi di emozioni, dalla tensione alla calma, più  percettibile a livello fisico che non  interiore. Interiormente mi sembra di essere alla finestra ad osservare cosa accade, non mantenendo sempre quella distanza che occorre.
I miei conflitti sono spesso d’una banalità  incredibile, la testa piena di pensieri che costruiscono castelli o li demoliscono, pensieri senza importanza, progetti che non meritano tanta attenzione.
Tutto questo però  non impedisce di trasferire al corpo la tensione, l’ansia  o l’eccitazione che si crea nella mia testa causato dal viavai di questi pensieri banali.

Anche se da qualche tempo le cose vanno meglio non mancano  motivi per cui provare qualche preoccupazione, quel mio cercare di penetrare il futuro ipotizzando sempre scenari diversi e diverse situazioni che potrebbero crearsi procurando in questo modo una continua sollecitazione allo stato d’ ansia.
Cosa che poi  si rivela puntualmente ed ovviamente stupida. Crucciarsi per qualcosa che a priori non è poi così importante, sapere ed essere consapevole di poter solo affidarti a Dio quasi in tutto resta una questione difficile, per quanto alla fine sia la scelta migliore.
Potrei godermi molto dall'inaspettato ma questo a volte comporta di dover dare risposte con azioni che mi procurano timore e un senso di smarrimento. Non mi resta  che dire speriamo che me la cavo anche questa volta come sempre.



Scrivo tanto per scrivere, per fare qualcosa. Qualcosa che mi porti in un altro stato d’animo . Cerco solo di entrare nel qui e ora, cerco solo di essere nel momento presente per non essere altrove.
Altrove dove l’ansia un po’ vince, dove i pensieri si accatastano. Pensieri fuori luogo, maleducati,  non mi piacciono e non mi piace che possano averla vinta. Scrivo scrivo e basta, di cosa? Ha importanza? Fuori potrebbe nevicare, sarebbe bello, Fra poco più  di un mese è  Natale.  Vorrei solo giorni sereni.
Giorni sereni
Giorni sereni
Giorni sereni
Io e il mio fischio nelle orecchie,acufeni. Io e le mie paure forse neppure sensate.
Io e i mostriciattoli dei miei pensieri.
Eghetta non dà peso a tutto questo, momenti così  ne ha passati molti, ed ora è solo stufa di tutti mostriciattoli che  gli rovinano i momenti migliori.
La bellezza dei sogni dei progetti,  ha voglia di godere di tutte le cose di cui nel tempo con pazienza si è  circondata costruendo il suo mondo. Mondo non fatto solo di cose che gli assomigliano, ma anche di tanti sforzi per renderlo armonioso, profumato positivo sereno. Niente e fatto a caso nemmeno la tazza rossa della cioccolata. Avrei tanta voglia di vedere la neve copiosa cadere  vorrei tanto respirare l’aria della notte mentre nevica, mentre il profumo della neve si diffonde,  la neve ha un suo profumo l’avete mai sentito?

Chi se ne frega di cosa pensa il mondo...è quasi Natale

Un Natale di luci e profumi,decorazioni e dolci. Questo è Natale.
I doni, mio Dio io li desto i doni a Natale.
Corse per negozi, soldi che stupidamente se ne vanno. I doni perché devi. I doni per "legge Natalizia" varata da chissà chi.
Non è questo  Natale. Stare insieme, ridere insieme, ritrovarsi, abbracciarsi, cantare questo è Natale.
I doni.Credo che nella vita vi siamo altre occasioni per fare davvero dei doni. Doni a chi ami. Doni sinceri. Niente presentini e nessuna data e ora obbligatoria da rispettare.
La sorpresa, i giochi, sono per i bambini. Loro che amano Babbo Natale. Loro che dipendono dagli adulti per vedere un loro desiderio seppur materiale realizzato. Ecco per loro il dono a Natale ci deve essere.
Gli adulti siano più sinceri con se stessi, e quando prendono fra le mani uno dei tanti  regali da acquistare  si chiedano se davvero valga la pena, se  vi sia voglia e sincerità nell'atto che stanno per compiere verso la persona che lo riceverà.
Io rimango sempre della mia idea. Natale è festa, calore, amicizia, legami che si stringono attorno ad una tavola. I soldi dei regali di Natale sarebbe bene conservarli, per un dono giusto e al momento giusto.
E comunque vale molto di più un regalo a sorpresa, senza una motivazione in ogni momento dell'anno che dieci a Natale per riparare a tutto quello che  di  non buono è stato fatto, alla nostra poca presenza, ai litigi continui, ai dissapori. E dopo Natale torna tutto uguale.

Chi si ama ed è amato ha già il miglior dono che possa ricevere, lo deve solo celebrare con una gran bella festa.








Fase cazzeggio: Cosa vorresti condividere?

Mi ero fatto una domanda, quasi casuale. Mi ero chiesto se avrei voluto gli amici e le persone a cui volevo bene insieme a me, a dividere lo sforzo della salita finale. La risposta fu netta: no. Dovevo arrivare da solo. Li avrei voluti all’arrivo piuttosto, ad attendermi per celebrare con me la fine di quel viaggio.
Quella risposta si estese nella mente, come una lenta esplosione di luce. Conoscevo già quella sensazione. Mi resi conto in quell’attimo di lucidità che durante il percorso non avevo mai desiderato di avere qualcuno accanto a me per dividere le difficoltà, il dolore, la fatica, lo sconforto, il maltempo. Neanche quando, solo nella neve, arrancavo sulle caviglie doloranti. Forse ero un egoista, a voler tenere per me tutte quelle sfide, ma non desideravo la presenza di nessuno.
Ma la gioia, oh, la gioia! Quella sì che va condivisa!
( Francesco Grande, La strada giusta)

È quello che mi sono sempre detta anch'io. Per anni come molti ho sempre creduto. anche se non molto convinta, a quelle  stronzate che si leggono ovunque su come deve essere un amico o un' amica vera, senonché col passare degli anni ho potuto costatare che nel momento della "sofferenza"o delle difficoltà qualcuno c'è sempre, magari un'anima sola, ma c'è. Vuoi per via dell'immedesimazione (una specie di transfert empatico), vuoi per tenere pulita la coscienza o per compiere il senso del dovere qualcuno c'è sempre. Nel momento di condividere le cose belle e semplici sto lì a chiedermi dove sono finiti tutti. Oppure accade il contrario si presentano sull'uscio quando hanno bisogno.
Io non desidero,non l'ho mai desiderato, avere amici attorno per condividere i miei guai o per risolvermi problemi ma per ridere con loro al pub. Giusto per intenderci.

Lo so, sto dissacrando il luogo comune del "quando hai bisogno d'aiuto non c'è mai nessuno"  eppure a me è questo che è accaduto e accade
Con ciò non di mi astengo di avere colpe, qualcuna ne ho. Forse di comunicazione, forse il mio carattere un po' da orsa, forse anche tante altre cose; di contro è anche vero che sono una che sorride sempre, che ha la risata facile, sono una che non passa ore ore a parlare dei suoi guai (tutt'altro il solo parlarne per me è come se li invitassi ad amplificarsi); cerco sempre soluzioni, per me i termini  "non si può" e "non si risolve" non esiste,  diciamo che sono un ottimista ponderata e obiettiva, e ho altre qualità buone.

Però qualcosa nel mio inconscio non funziona e riesco ad attrarre solo un tipo di persone...migliorerò.

 

La negazione della sofferenza…

Un altro vecchio post che esce fuori dal cassetta, non richiede molto modifiche nel contenuto. la penso ancora uguale. Lo arricchisco di due link con due link. Uno porta ad un articolo utile e interessante di Gennaro Romagnoli( lo trovate linkato in fondo al post) e l'altro al sito di GIACOMO PAPASIDERO "diventare felici". che vale la pena di visitare per curiosità o se avete le idee un po' confuse in termini di felicità.

L'ansia non ci sottrae il dolore di domani, ma ci priva
della felicità di oggi. LEO BUSCAGLIA



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La negazione della sofferenza come stato appartenente all’uomo e la sua negazione come valore intrinseco alla vita stessa ha generato
Il boom dei psicofarmaci: vendendo fumo
Disumanizzato l’essere umano e reso debole sin a tal punto da renderlo facilmente ricattabile e suggestionabile.
Ha reso  l’uomo  schiavo del potere
Ha generato il bisogno di sostanze alternative come alcol,droga, fumo per protrarre la costante ricerca di una chimera chiamata felicità.
Ha innalzato i livelli di ansia, si vive nella paura di perdere tutto…
L’educazione attuale di questa società abolisce la sofferenza ma anziché farlo ricercando la pace , la convivenza , la compassione, la condivisione, la semplicità, crea modelli effimeri di felicità.
Una felicità precaria che dura lo stesso istante di una sigaretta nasce alla prima boccata e muore quando si spegne.
Accettare la sofferenza è il solo modo  per crescere  e iniziare a non soffrire, fra l’inizio e la fine di tale accettazione, esiste un enorme mare, solo sperimentando questo stesso percorso si può intendere la sua importanza, la sua essenza, solo percorrendo questo sentiero si può scoprire che la sofferenza non è sempre poi un mostro, che non è affatto vero che non ha fine, e solo provando davvero si può comprendere e vivere l’esperienza del rinascere, del risplendere dopo il buio, del riemergere dopo l’annegamento, del respirare dopo il soffocamento.
Ricorda per quanto può sembrare irreale tutto passa
Ricordatelo e ripetilo “anche questo passerà”
Va accettato che la sofferenza come la felicità sono cicliche nella nostra esistenza, ma esiste una stato constante l’equanimità, il giusto equilibrio fra sofferenza e felicità, essendo in realtà non due stati d’animo distinti fra loro ma la stessa cosa, le due facce della stessa medaglia, ambedue intrinseche ed essenziali all’esistenza.
 
Un libro:
KAHLIL GIBRAN - Parlaci del dolor,  tratto dal Profeta
Allora un donna disse: Parlaci della Gioia e del Dolore: Ed egli
rispose: La vostra gioia è il vostro dolore senza maschera.
Quanto
più a fondo si scava il dolore, tanta più gioia potrete contenere.
Quando
siete gioiosi, guardate nelle profondità del vostro cuore e scoprirete
che è proprio ciò che ieri vi ha fatto penare a darvi ora la gioia.
E
quando siete tristi, guardate ancora nel vostro cuore e vedrete che
state in realtà piangendo per quello che ieri vi ha dato godimento
Ma
io vi dico che gioia e dolore sono inseparabili. Essi giungono insieme,
e quando l'uno si siede con voi alla vostra mensa,
ricordate che
l'altro è addormentato sul vostro letto.
 
Un articolo
Equanimità

Il VIDEO
 

 Perché nella crescita personale non c’è spazio per il lato oscuro?
 Accettazione o resa?
 L’ iper valutazione del pensiero positivo!
 Affrontare piuttosto che scappare… è una cosa da imparare
 Si tratta di coltivare l’atteggiamento di chi “riesce a stare con”…
 “Stare con i mostri”
  questo e molto altro lo potete trovate nell'articolo di Romagnoli  e nel suo podcast correlato al post

 Psico-Halloween: Affrontare i mostri senza voltarsi!































Una casa per amica : Giunta al giro di boa



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È quasi settembre...

“Come se l’anno fosse una regata, siamo ora al giro di boa, ritornando verso il punto di partenza ma più ricchi della strada fatta e del ricordo del vento che ha soffiato nelle vele”
L’ho letto  su una rivista, una di quelle citazioni che ti fanno pensare e penso che...

Il mio "personale anno" sta arrivando al capolinea, arriverà  presto il giorno del ritorno a casa, e forse quello sarà anche il giorno della somma di tutte le cose. Cosa  ho fatto bene e cosa potevo fare meglio, e tutte le solite menate che ci si dicono quando dobbiamo tirare le somme. In verità non ho somme né conclusioni da trarre.
Non so di preciso quanto sono più ricca di ieri, non so nemmeno cosa davvero di me sia cambiato con questa esperienza.  quel che so per certo e che non  porto con me nessun ricordo del  “vento che ha soffiato nelle mie vele” durante questi mesi, non ne ho ricordo perché tutt’ora lo sento soffiare, lo respiro e in lui mi perdo lasciandomi trasportare.
Ma temo che domani possa diventare  solo un ricordo e qualcosa di cui avere nostalgia.

Sono al giro di boa, ma io non mi voglio fermare, non voglio tornare al punto di partenza. Questa è la sola verità.
Qui ho imparato a fare i conti con me stessa.
Qui ho compreso i miei errori, ritrovato i miei sogni smarriti, portato a termine le cose incompiute. Quando accetti tutto questo e lo senti parte di te dopo il dolore iniziale qualcosa  di inspiegabile rende tutto speciale. È  parte di ciò che sei, sai di essere anche quel errore  o quella cosa incompiuta. di essere i tuoi sogni rimasti nel cassetto insieme a tutte le tue parole non dette.

Misteriosamente qualcosa mi sussurra che tirare le somme alla fine di questo anno servirà  solo per decidere in quale porto attraccare momentaneamente ma non per solcare il mare, ho anche compreso che eludere quanto non piace serve solo a ricommettere  gli stessi errori. No, se vuoi  andare avanti per davvero quel che non ti piace lo devi guardare bene in faccia e farci i conti. E se qualcosa nella vita seppur avendo messo  tutto il tuo  impegno, se anche dopo aver osato, non si compie allora vuol dire  semplicemente che non  è  ancora il momento o che non sei venuta al mondo per quello, forse era qualcosa che non ti apparteneva e che fin dei conti in realtà  non volevi ma qualcun altro lo voleva per te. Il vero amaro lo assapori  quando sai di non averci nemmeno provato o aspetti che qualcuno o un colpo di fortuna lo faccia per te ma quando ci hai messo anima e cuore  non è  un fallimento e solo la vita che ti spiega che non era cosa per te. E come a volte nella vita mi é  capitato quel fallimento si  è  trasformato  in realtà  in una fortuna. Ed io so di averci provato. Non sapevo nulla quando sono partita, non sapevo cosa avrei fatto e trovato in questi mesi, il risultato è qui. In questo specchio che riflette la mia immagine, un’altra me, un altro modo di vivere e percepire il mondo.
Fra un mese  sarò  giunta al giro di boa, questo anno sabbatico sarà terminato e tornerò  a casa. O meglio tornerò dove tutti si aspettano che io torni, e sinceramente dove anch’io fin dall’inizio ero che certa  che  sarei tornata,
Quello che non immaginavo e non potevo sapere che invece  il vento che spinge le mie vele mi avrebbe raccontato una storia diversa e mostrato diverse possibilità. Tornerò a casa ma non sono certa che sarà per restare...continua.




p.s 
é il continuo del mio racconto Una casa per amica, lo scrivo perché in passato qualcuno ha creduto che fosse vero :-)