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Fase cazzeggio: Cosa vorresti condividere?

Mi ero fatto una domanda, quasi casuale. Mi ero chiesto se avrei voluto gli amici e le persone a cui volevo bene insieme a me, a dividere lo sforzo della salita finale. La risposta fu netta: no. Dovevo arrivare da solo. Li avrei voluti all’arrivo piuttosto, ad attendermi per celebrare con me la fine di quel viaggio.
Quella risposta si estese nella mente, come una lenta esplosione di luce. Conoscevo già quella sensazione. Mi resi conto in quell’attimo di lucidità che durante il percorso non avevo mai desiderato di avere qualcuno accanto a me per dividere le difficoltà, il dolore, la fatica, lo sconforto, il maltempo. Neanche quando, solo nella neve, arrancavo sulle caviglie doloranti. Forse ero un egoista, a voler tenere per me tutte quelle sfide, ma non desideravo la presenza di nessuno.
Ma la gioia, oh, la gioia! Quella sì che va condivisa!
( Francesco Grande, La strada giusta)

È quello che mi sono sempre detta anch'io. Per anni come molti ho sempre creduto. anche se non molto convinta, a quelle  stronzate che si leggono ovunque su come deve essere un amico o un' amica vera, senonché col passare degli anni ho potuto costatare che nel momento della "sofferenza"o delle difficoltà qualcuno c'è sempre, magari un'anima sola, ma c'è. Vuoi per via dell'immedesimazione (una specie di transfert empatico), vuoi per tenere pulita la coscienza o per compiere il senso del dovere qualcuno c'è sempre. Nel momento di condividere le cose belle e semplici sto lì a chiedermi dove sono finiti tutti. Oppure accade il contrario si presentano sull'uscio quando hanno bisogno.
Io non desidero,non l'ho mai desiderato, avere amici attorno per condividere i miei guai o per risolvermi problemi ma per ridere con loro al pub. Giusto per intenderci.

Lo so, sto dissacrando il luogo comune del "quando hai bisogno d'aiuto non c'è mai nessuno"  eppure a me è questo che è accaduto e accade
Con ciò non di mi astengo di avere colpe, qualcuna ne ho. Forse di comunicazione, forse il mio carattere un po' da orsa, forse anche tante altre cose; di contro è anche vero che sono una che sorride sempre, che ha la risata facile, sono una che non passa ore ore a parlare dei suoi guai (tutt'altro il solo parlarne per me è come se li invitassi ad amplificarsi); cerco sempre soluzioni, per me i termini  "non si può" e "non si risolve" non esiste,  diciamo che sono un ottimista ponderata e obiettiva, e ho altre qualità buone.

Però qualcosa nel mio inconscio non funziona e riesco ad attrarre solo un tipo di persone...migliorerò.

 

La negazione della sofferenza…

Un altro vecchio post che esce fuori dal cassetta, non richiede molto modifiche nel contenuto. la penso ancora uguale. Lo arricchisco di due link con due link. Uno porta ad un articolo utile e interessante di Gennaro Romagnoli( lo trovate linkato in fondo al post) e l'altro al sito di GIACOMO PAPASIDERO "diventare felici". che vale la pena di visitare per curiosità o se avete le idee un po' confuse in termini di felicità.

L'ansia non ci sottrae il dolore di domani, ma ci priva
della felicità di oggi. LEO BUSCAGLIA



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La negazione della sofferenza come stato appartenente all’uomo e la sua negazione come valore intrinseco alla vita stessa ha generato
Il boom dei psicofarmaci: vendendo fumo
Disumanizzato l’essere umano e reso debole sin a tal punto da renderlo facilmente ricattabile e suggestionabile.
Ha reso  l’uomo  schiavo del potere
Ha generato il bisogno di sostanze alternative come alcol,droga, fumo per protrarre la costante ricerca di una chimera chiamata felicità.
Ha innalzato i livelli di ansia, si vive nella paura di perdere tutto…
L’educazione attuale di questa società abolisce la sofferenza ma anziché farlo ricercando la pace , la convivenza , la compassione, la condivisione, la semplicità, crea modelli effimeri di felicità.
Una felicità precaria che dura lo stesso istante di una sigaretta nasce alla prima boccata e muore quando si spegne.
Accettare la sofferenza è il solo modo  per crescere  e iniziare a non soffrire, fra l’inizio e la fine di tale accettazione, esiste un enorme mare, solo sperimentando questo stesso percorso si può intendere la sua importanza, la sua essenza, solo percorrendo questo sentiero si può scoprire che la sofferenza non è sempre poi un mostro, che non è affatto vero che non ha fine, e solo provando davvero si può comprendere e vivere l’esperienza del rinascere, del risplendere dopo il buio, del riemergere dopo l’annegamento, del respirare dopo il soffocamento.
Ricorda per quanto può sembrare irreale tutto passa
Ricordatelo e ripetilo “anche questo passerà”
Va accettato che la sofferenza come la felicità sono cicliche nella nostra esistenza, ma esiste una stato constante l’equanimità, il giusto equilibrio fra sofferenza e felicità, essendo in realtà non due stati d’animo distinti fra loro ma la stessa cosa, le due facce della stessa medaglia, ambedue intrinseche ed essenziali all’esistenza.
 
Un libro:
KAHLIL GIBRAN - Parlaci del dolor,  tratto dal Profeta
Allora un donna disse: Parlaci della Gioia e del Dolore: Ed egli
rispose: La vostra gioia è il vostro dolore senza maschera.
Quanto
più a fondo si scava il dolore, tanta più gioia potrete contenere.
Quando
siete gioiosi, guardate nelle profondità del vostro cuore e scoprirete
che è proprio ciò che ieri vi ha fatto penare a darvi ora la gioia.
E
quando siete tristi, guardate ancora nel vostro cuore e vedrete che
state in realtà piangendo per quello che ieri vi ha dato godimento
Ma
io vi dico che gioia e dolore sono inseparabili. Essi giungono insieme,
e quando l'uno si siede con voi alla vostra mensa,
ricordate che
l'altro è addormentato sul vostro letto.
 
Un articolo
Equanimità

Il VIDEO
 

 Perché nella crescita personale non c’è spazio per il lato oscuro?
 Accettazione o resa?
 L’ iper valutazione del pensiero positivo!
 Affrontare piuttosto che scappare… è una cosa da imparare
 Si tratta di coltivare l’atteggiamento di chi “riesce a stare con”…
 “Stare con i mostri”
  questo e molto altro lo potete trovate nell'articolo di Romagnoli  e nel suo podcast correlato al post

 Psico-Halloween: Affrontare i mostri senza voltarsi!































Una casa per amica : Giunta al giro di boa



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È quasi settembre...

“Come se l’anno fosse una regata, siamo ora al giro di boa, ritornando verso il punto di partenza ma più ricchi della strada fatta e del ricordo del vento che ha soffiato nelle vele”
L’ho letto  su una rivista, una di quelle citazioni che ti fanno pensare e penso che...

Il mio "personale anno" sta arrivando al capolinea, arriverà  presto il giorno del ritorno a casa, e forse quello sarà anche il giorno della somma di tutte le cose. Cosa  ho fatto bene e cosa potevo fare meglio, e tutte le solite menate che ci si dicono quando dobbiamo tirare le somme. In verità non ho somme né conclusioni da trarre.
Non so di preciso quanto sono più ricca di ieri, non so nemmeno cosa davvero di me sia cambiato con questa esperienza.  quel che so per certo e che non  porto con me nessun ricordo del  “vento che ha soffiato nelle mie vele” durante questi mesi, non ne ho ricordo perché tutt’ora lo sento soffiare, lo respiro e in lui mi perdo lasciandomi trasportare.
Ma temo che domani possa diventare  solo un ricordo e qualcosa di cui avere nostalgia.

Sono al giro di boa, ma io non mi voglio fermare, non voglio tornare al punto di partenza. Questa è la sola verità.
Qui ho imparato a fare i conti con me stessa.
Qui ho compreso i miei errori, ritrovato i miei sogni smarriti, portato a termine le cose incompiute. Quando accetti tutto questo e lo senti parte di te dopo il dolore iniziale qualcosa  di inspiegabile rende tutto speciale. È  parte di ciò che sei, sai di essere anche quel errore  o quella cosa incompiuta. di essere i tuoi sogni rimasti nel cassetto insieme a tutte le tue parole non dette.

Misteriosamente qualcosa mi sussurra che tirare le somme alla fine di questo anno servirà  solo per decidere in quale porto attraccare momentaneamente ma non per solcare il mare, ho anche compreso che eludere quanto non piace serve solo a ricommettere  gli stessi errori. No, se vuoi  andare avanti per davvero quel che non ti piace lo devi guardare bene in faccia e farci i conti. E se qualcosa nella vita seppur avendo messo  tutto il tuo  impegno, se anche dopo aver osato, non si compie allora vuol dire  semplicemente che non  è  ancora il momento o che non sei venuta al mondo per quello, forse era qualcosa che non ti apparteneva e che fin dei conti in realtà  non volevi ma qualcun altro lo voleva per te. Il vero amaro lo assapori  quando sai di non averci nemmeno provato o aspetti che qualcuno o un colpo di fortuna lo faccia per te ma quando ci hai messo anima e cuore  non è  un fallimento e solo la vita che ti spiega che non era cosa per te. E come a volte nella vita mi é  capitato quel fallimento si  è  trasformato  in realtà  in una fortuna. Ed io so di averci provato. Non sapevo nulla quando sono partita, non sapevo cosa avrei fatto e trovato in questi mesi, il risultato è qui. In questo specchio che riflette la mia immagine, un’altra me, un altro modo di vivere e percepire il mondo.
Fra un mese  sarò  giunta al giro di boa, questo anno sabbatico sarà terminato e tornerò  a casa. O meglio tornerò dove tutti si aspettano che io torni, e sinceramente dove anch’io fin dall’inizio ero che certa  che  sarei tornata,
Quello che non immaginavo e non potevo sapere che invece  il vento che spinge le mie vele mi avrebbe raccontato una storia diversa e mostrato diverse possibilità. Tornerò a casa ma non sono certa che sarà per restare...continua.




p.s 
é il continuo del mio racconto Una casa per amica, lo scrivo perché in passato qualcuno ha creduto che fosse vero :-)

Fase cazzeggio: A volte penso, di aver perso l'entusiasmo di scrivere

Molto sinceramente non so cosa fare, un po' me l'ero ripromesso un blog solo e solo quello.
Questo blog, credo di averlo raccontato già più volte  l'ho aperto dopo esperienze ed esperimenti vari, dietro ai suoi contenuti esiste una precisa scelta, e nemmeno il fatto che qui,  in questo spazio parlo di me è semplicemente casuale.
Sono  mesi e mesi, come si può notare i miei post  che si sono diradati, che giro a vuoto pur avendo dentro una quantità enorme di parole e cose da esprimere. Mancanza di idee o di impulsi emotivi? Non so e la ragione non è poi così importante, almeno per voi, come poi forse non lo è nemmeno il resto di ciò che qui dentro. Scrivo rivolgendomi a voi, in realtà adesso sto solo scrivendo a me stessa, pur consapevole che chi da tempo mi segue è presente e reale, ingiusto sarebbe dire che lo ignoro,non lo ignoro.
Sento il bisogno di fare altro, scrivere altro...
qualche giorno fa ho scritto questo post, che pubblico solo ora, e renderà meglio l'idea del tutto.

"A volte penso, di aver perso l'entusiasmo di scrivere, non che si accaduto qualcosa in particolare. Bugia. Rileggendomi so bene che è una bugia.
Il tempo, i problemi, la voglia di dedicarmi ad altre cose mi hanno portato un po' lontano dalla scrittura.
Mancano, mancano le parole giuste, il ritmo perfetto, mi manca quello che vorrei ottenere dalle cose che scrivo.
Leggo libri, leggo blog e apprezzo le loro parole  che per me  raccontano qualcosa di sensato.
Scorrono libere, toccano il cuore, a volte si sente che chi le sta scrivendo è  un'anima bella altre volte solo un'anima incazzata.
Forse qualcuno ci mette molta fantasia e qualcun altro è fin troppo realista e te la racconta così nuda e cruda. Io invece sono in bilico fra la voglia di raccontare e la mancanza di parole, di ritmo.
Scrivo di me ma,"io sono" è un argomento che mi è venuto a noia, scrivendo di me mi  pongo  al centro invece, vorrei di più, vorrei raccontare di altri, vorrei scrivere di cose che possono servire, vorrei le parole giuste.
Vorrei raccontare la storia di qualcun altro...e forse lo farò, non so come ma lo farò.

Quanto scritto sopra l'ho scritto ieri sera giusto per svuotare la mente; oggi scorrendo blog a casaccio arrivo nel blog Il sole che ride, manco a farlo a posta ho il piacere di leggere un post molto bello che guarda a caso è in sintonia con i miei pensieri del momento

A volte mi siedo dietro alla tastiera, o davanti – il punto di vista è relativo – e mi sento come un pianista. Un pianista che non legge il pentagramma ma suona improvvisando, seguendo il ritmo di qualcosa che è dentro e che vuole venire fuori.

Questi sono i momenti in cui ringrazio di avere questo modo di comunicare, tra me e me. Ringrazio di avere la possibilità di ascoltare il concerto improvvisato di una vita che scorre, la mia.

Ilsolecheride  "






In fine:
Bene, ecco cosa vorrei: riuscire a donare qualcosa a qualcun altro. Scrivere qualcosa che possa tornare utile, magari anche un po' frivolo, pur non tralasciando me stessa che qua dentro continua ad esserci, esprimersi, raccontarsi. La Cantadora per certi periodi e per certi versi può ammutolirsi e diventare un po' latitante ma non smette mai di vivere, amare, incespicarsi, riprovare, rialzarsi, gioire e condividere. Senza di lei non credo proprio di poterci stare.
È solo un "work progress" non è un blog definitivo e non so neppure se vi scriverò per un giorno, mesi o per un tempo indeterminato, so solo che mi serve per ritrovare un po' qualcosa della Cantadora e per ritornare qua dentro con un po' più di entusiasmo e forza creativa. Eccolo il mio blogghino nuovo La boîte magique/I miei appunti dal web


Fase cazzeggio : un po' per me un po' per voi.

Ieri era una giornata un po' così di quelle che non sanno né di carne  né  di pesce. Una di quelle giornate che aspetti che qualcosa accada, in cui fra il fare e non fare sembra che non vi sia alcuna  differenza.
Una giornata di quelle che sei in zona di assestamento e, ringrazi Dio se la mente riesce anche per brevi istanti a stare in silenzio.
Una di quelle giornate in cui Eghetta ha tutto il campo libero per fare quello che vuole e dire le cose come le pensa davvero,  così ha ben pensato di ficcare il naso in facebook. Ad un tratto la sento ridere come una matta. ed ogni tanto  parlare da sola: - si, si ,si- ; - vero, vero.  ah ah ah ah-.
Il risultato è questo; un post di immagini eloquenti che non richiedono molte parole.

 Questo è per tutti quelli che non sanno dire davanti quello che gli riesce bene e liberamente dire dietro... Comunque sia di far questo nella vita mi è sempre riuscito bene chi voleva talvolta darmi della deficiente o della stronza l'ho sempre fatto rimaner male: l' ho sempre preceduto togliendoli le parole di bocca e infelice di non poterlo segretamente raccontare in giro.

                                                                          
GIà          





ihihiiihhi ohhhohoho ahahahhaha

  


                                                                                 
Un po' bastarda ma esserlo  a volte è come quando mi godo il cioccolato 



                                                                                   godimento puro


Me lo ricorderò

                                                                         

Questo sempre 
                                                              
   
Un must
                                                                                  
                                                                   Comunque sia....
                                                                                       
in fine
Un abbraccio a tutti 

                     

Immagini prese da L'allegra Società dei Vaffanculo

Costruire o piantare




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Ogni essere umano, nel corso della propria esistenza, può adottare due atteggiamenti: costruire o piantare. I costruttori possono passare anni impegnati nel loro compito, ma presto o tardi concludono quello che stavano facendo. Allora si fermano, e restano lì, limitati dalle loro stesse pareti. Quando la costruzione è finita, la vita perde di significato. Quelli che piantano soffrono con le tempeste e le stagioni, raramente riposano. Ma, al contrario di un edificio, il giardino non cessa mai di crescere. Esso richiede l’attenzione del giardiniere, ma, nello stesso tempo, gli permette di vivere come in una grande avventura.

Paulo Coelho estratto da “Brida”....


Questo è un post datato, i commenti sotto non sono del tutto coerenti con il testo in quanto era presente nel post una mia poesia  a cui fanno riferimento i commenti, poesia  che oggi ho deciso di cancellare, lasciando solo questo passo del libro di Coelho

Fase cazzeggio: quando la luna è di traverso

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                          Spesso due occhi bendati vedono meglio di una mente cieca

Quando la luna è di traverso e c’è Eghetta stesa sul divano che si lamenta e sbuffa, io che passeggio in su e in giù perché mi sento una sardina in scatola, un pecora nel recinto o qualsiasi altra benedetta cosa succede che scrivo un post come questo. E mi chiedo pure –ma che minchia fai lo pubblichi?- . Perché parliamoci chiaro fra me e me resta un discorso chiaro e senza una piega fra me e voi sinceramente non so.
Ultimamente va così…

Il nostro destino si forma tramite le nostre decisioni. Decisione è azione, scelta. Questo determina ciò che diventiamo e dove andiamo.
Questo è quanto di più ovvio dovrebbe essere ed accadere nelle nostre vite avere progetti, fare scelte, determinare in qualche modo il nostro intento e soprattutto farlo costantemente.
Ecco invece cosa accade a me  grande esperta di incostanza, per quanto sia migliorata la matrice dell' incostanza è sempre ben presente nel mio DNA.
Accade che dei progetti mi sento stufa. Stufa perché si accatastano e pesano nella mia mente. Non è mai il momento buono, c'è sempre qualcosa che ha la precedenza rispetto a quanto avevo progettato e l'imprevisto non manca mai. Sono piccoli progetti nulla di che, oddio qualcuno è anche importante, però ammetto di voler percorrere una via preferenziale e non trovarmi sempre davanti ad ostacoli e imprevisti che non ho richiesto. Chiedo troppo? Certo che sì.

Accade che mi sono inventata un gioco nuovo, vuoi per rompere gli schemi, vuoi per farla in barba; in questo caso si può parlare di costanza; alla mia costante indecisione, più indotta da fattori economici che per indecisione pura del tipo: non so cosa voglio, cosa voglio lo so bene però il mio attuale stato economico non la pensa uguale a me. Non si tratta solo di questo ma anche per darmi una mossa e avvicinarmi a qualcosa di diverso che scarto a priori perché nelle mie scelte uso troppo la ragione, me ne sono resa conto.
L'ho capito quando casualmente mi è capitato fra le mani un libro e leggendolo sempre per caso mi è piaciuto mentre qualche mese prima  l'avevo scartato: mi sembra una stronzata avevo detto, poi però  ho comprato un altro libro che si è rivelato davvero una stronzata. La stessa cosa è accaduta con  degli abiti, poi con altre cose a quel punto mi son detta che è arrivato il momento di smettere di ragionare troppo nelle scelte fra questo e quello.

Bene da oggi sento che lascerò fare al caso per certi versi. Acquisterò il primo libro che ho davanti, il primo vestito che vedo, la prima rivista su cui mi cade lo sguardo, il primo bagnoschiuma che mi capita sottomano  e vedrò cosa ne uscirà fuori, lascerò semplicemente che le cose accadano anche perché negli ultimi tempi i miei acquisti migliori e le cose belle che mi sono accadute sono state proprio quelle inaspettate, non valutate e soppesate.

Cosa c'entra con quello che ho scritto sopra inizialmente? C’entra perché non solo questo mi accade nelle piccole cose ma anche per cose un po' più grandi e se voglio che il tutto prenda una certa direzione devo iniziare a ragionare di meno e fare di più quel che sento in termini di scelte di vita. Sono mesi che vorrei riprendere un attività che ho lasciato in sospeso ormai da troppo tempo, potrebbe andare pessimamente oppure dare una svolta al mio stato attuale ma quel maledetto meccanismo  mi fa dire : questo mese no sarà per il prossimo, succede che il mese prossimo poi non è  per certi versi buono nemmeno quello, e così sta andando avanti da tempo. Allo stesso modo per altre cose sebbene, almeno una sforzandomi e un po' violentandomi ho ricominciato a prenderla in mano.Troppi ma e se, troppi non ora, troppi non si può adesso, e tutto questo mi fa sentire pressata o meglio limitata e di questo limite mi sono rotta le scatole.
Perché come ora ora ho appena letto in un libro…"Ma se non si esce un po' dalle proprie abitudini, dalle proprie convenzioni, e dalle proprie routine, è difficile che si realizzi più di quanto non si sia riuscito a fare finora.”

             Eppure ho il presentimento che, prima o poi, andrà tutto bene.
Ok questa frase non è mia è il titolo di un post  del sito La mente è meravigliosa, di fatto nonostante le cose che ultimamente mi sono accadute quello che sento nel profondo dello stomaco è proprio quel presentimento: che prima o poi andrà tutto bene e mi comporto di conseguenza, a volte lo trovo pure strano e fuori luogo ma ve lo assicuro è quel che sento.